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Il GLAUCOMA: che cos’è e come si manifesta

E’ una delle cause più frequenti di cecità e ipovisione, ma si può prevenire se diagnosticato in tempo

 

Si calcola che nel mondo siano affetti da Glaucoma più di 55 milioni di individui. In Italia si stima che oltre un milione di persone abbia il glaucoma ma che una persona su due non lo sappia.

Che cos’è il GLAUCOMA

E’ una malattia cronica degenerativa quasi sempre bilaterale che colpisce il nervo ottico. Il nervo ottico è paragonabile a un cavo elettrico, infatti è costituito da milioni di fibre nervose che trasmettono i segnali elettrici della retina al cervello, dove avviene l’elaborazione dell’informazione visiva.

Nella maggior parte dei casi il glaucoma è dovuto a un aumento della pressione interna dell’occhio che causa, nel tempo, danni permanenti alla vista che sono accompagnati da:

  • riduzione del campo visivo (si ristringe lo spazio che l’occhio riesce a percepire senza muovere la testa)
  • alterazioni della papilla ottica , detta anche testa del nervo ottico (è visibile all’esame del fondo oculare)

Noi oculisti diagnostichiamo un glaucoma quando rileviamo:

  1. AUMENTO DELLA PRESSIONE OCULARE
  2. UNA RIDUZIONE DEL CAMPO VISIVO
  3. ALTERAZIONI DELLA PAPILLA OTTICA

 

LA PRESSIONE OCULARE

In condizioni normali all’interno dell’occhio circola un liquido, l’umor acqueo, che viene continuamente prodotto e riassorbito. In un occhio sano la produzione e il deflusso di umor acqueo sono in equilibrio perfetto, a questo rapporto è legata la pressione oculare. Quando l’umor acqueo è prodotto in eccesso oppure quando c’è un ostacolo al suo deflusso (condizione più frequente) si ha un aumento della pressione oculare, che a lungo andare danneggia il nervo ottico. La pressione oculare è in genere compresa tra i 10 e i 20 millimetri di mercurio (mmHg) e viene misurata dall’oculista con degli strumenti particolari chiamati tonometri.

Di nuovo in compagnia di Sebastiano

“Da non vedente l’autonomia l’ho conquistata con l’abitudine, dando fiducia alle guide, esaltando i miei sensi, temprando il mio carattere, praticando lo sport.”

 

Nel precedente numero di Sportivissimo abbiamo pubblicato una bella intervista ad uno sportivo speciale, Sebastiano, Presidente del Gruppo Sportivo Non Vedenti di Vicenza, che a 58 anni da ipovedente è diventato non vedente. Le cose dette e raccontate quando l’Oculista Dr. Angelo Pietropan ha avuto il piacere e l’onore di incontrarlo erano così tante che abbiamo deciso di proporvi la seconda parte della sua intervista in questo numero.

Come certamente tutti i lettori di “Sportivissimo” sapranno, l’attività che maggiormente migliora l’autonomia e la fiducia in sé stessi è proprio lo SPORT. Sebastiano ne è la testimonianza.

Sebastiano, di certo negli anni ha acquistato più autonomia, in che modo?

“L’autonomia si conquista con l’abitudine, dando fiducia alle guide, esaltando i propri sensi, facendo tanta pratica, imparando dagli errori e dagli incidenti, usando bene la memoria e il senso dell’orientamento. In casa mi muovo tranquillamente (anche se qualche spigolo imprevisto può far male). In una stanza d’albergo, sconosciuta, devo acquisire dapprima confidenza con l’ambiente, con cautela, ma con sicurezza e senza paura. I non vedenti hanno un ”sesto senso” dell’orientamento che è la somma di tutti i sensi più l’esperienza e il raziocinio. I non vedenti, quando si trovano in un ambiente nuovo, percepiscono molte più cose rispetto ad un vedente: in una stanza buia riescono a capire se ci sono mobili, tende o se non c’è arredamento perché i rumori sono diversi. E anche il silenzio è diverso da stanza a stanza.”

 

In che modo e chi l’ha aiutata negli anni dal punto di vista lavorativo?

“È grazie all’UIC (Unione Italiana Ciechi) e alla Regione Veneto che ho potuto trovare posto come telefonista in una banca: loro organizzano corsi di Braille e altri corsi specifici di lavoro. Ma soprattutto infondono fiducia a chi si affida a loro, grazie all’opera dei soci non vedenti.”

 

L’aiuto più grande è certamente arrivato dalla sua famiglia, moglie e figli in particolare. “Non ci sono parole sufficienti per esprimere la mia gratitudine e riconoscenza nei confronti di mia moglie e dei miei figli. Loro mi hanno dato la forza per continuare, per lottare, per acquisire autonomia.

 

In assenza di un senso fondamentale come la vista, il corpo esalta gli altri. Quale Le rimane impresso più a lungo? Il rumore, il profumo, o altro?

“Il senso che rimane più a lungo è l’udito, che mi permette di distinguere suoni e rumori, capire da che parte provengono, intuire se si tratta di un ostacolo o di un pericolo o di un fenomeno naturale come il canto di un uccello. Poi sicuramente viene l’olfatto con i suoi profumi e odori. Ma non dimentichiamo il tatto: le nostre mani si protendono in avanti, accarezzano cose e altre mani, percepiscono sensazioni che vanno al di là del semplice caldo o freddo.”

Ha mai giocato a tennis (il mio sport preferito)? Vorrebbe provare altri sport?

“Non ho mai praticato il tennis, ma c’è uno sport che vorrei praticare: il parapendio. Desidererei provare quella sensazione di volare libero nel silenzio, anche senza vedere il paesaggio sottostante. Vorrei che mia moglie mi accompagnasse, ma temo che dovrò impegnarmi per convincerla!”

Mi sento fortemente emozionato perché il signor Sebastiano mi ha fatto vivere un’esperienza coinvolgente, umana, nonché professionale: l’oculista, in teoria, dovrebbe esserci abituato, ma non è vero un pò perché ritiene la cecità una sconfitta della medicina, un pò perché le implicazioni psicologiche sono forti. Pensiamo a chi è cieco dalla nascita e subito capisce che si deve adeguare non avendo una funzione che gli altri hanno e che lui non conosce; d’altro canto chi diventa cieco in seguito è più soggetto alla sofferenza, a sentimenti forti e necessita di una volontà e di un carattere eccezionali per imparare nuovi modi di apprendimento e di relazione, in modo da poter affrontare un mondo costruito per chi non ha alcun handicap. Ma il cieco impara a leggere con le dita e il sordomuto impara a parlare con le mani: tutte e due esaltano tutti gli altri sensi rimasti. Il loro contatto con la natura è più intenso.

Ringrazio ancora una volta Sebastiano per la sua squisita disponibilità nell’aver messo a nudo la sua quotidianità: farà riflettere tutti noi.

Intervista ad un vero sportivo

Famiglia, impegno sociale e sport sono la sua ragione di vita…superando grandi difficoltà

Con enorme piacere ho conosciuto qualche settimana fa Sebastiano, 64 anni, sposato con 2 figli trentenni, Presidente del Gruppo Sportivo Non Vedenti di Vicenza. Sebastiano ha una malattia congenita che si è manifestata intorno ai 30 anni provocando gravi difficoltà  nella visione serale e restringimento del campo visivo (cioè vedeva abbastanza bene diritto, ma non ai lati). “Ho studiato e lavorato in Svizzera, anche come piccolo imprenditore, ma quando la vista è stata troppo compromessa ho lavorato in una banca come telefonista. Da circa 6 anni sono non-vedente: talora mi sembra di avere bagliori di luce bianca alternati a momenti di nero assoluto. Devo ringraziare l’UIC (Unione Italiana Ciechi) e i miei familiari per l’aiuto che ho ricevuto e per aver rinforzato il mio carattere, perchè senza la forza di volontà  non si esce dalla disperazione. La cecità è un fatto psicologico: all’inizio bisogna decidere se accettarla o meno e se la si accetta bisogna darsi da fare, bisogna credere e dire FACCIO CIO’ CHE POSSO, INSIEME AGLI ALTRI, PER VIVERE UNA VITA NORMALE. AMMETTO CHE LO SPORT MI HA AIUTATO PERCHE’ FA STAR BENE E RENDE LIBERI. Allora ho deciso di impegnarmi nel gruppo sportivo dei ciechi e di praticare regolarmente trekking, sci da fondo e soprattutto IL CICLISMO, la mia passione. Pedalo in tandem insieme a tante guide vedenti che si alternano e sono tutte disponibili e molto preparate. Quando però sono impegnato in gare ciclistiche mi guida Giorgio, un ex corridore professionista, con cui ho partecipato a gare a cronometro e in linea ottenendo ottimi risultati. Abbiamo inoltre partecipato a lunghe gite, come quando siamo andati da S.Bonifacio a Roma, abbiamo visitato la città  e i colli circostanti, e poi abbiamo fatto ritorno in Veneto. Altrettanto meravigliosa come esperienza la camminata a Santiago di Compostela e Porto-Fatima”.

 

Lei e il suo compagno di tandem: tra di voi un rapporto di fiducia costante.

“Sì è proprio così: siamo molto affiatati, per cui non servono molte parole. Io seguo l’andamento della pedalata e assecondo i suoi movimenti, così come fa il passeggero di una moto. Capisco quando devo spingere sui pedali o quando posso rallentare, quando mi piego su un lato o mi devo fermare: in questo caso l’affiatamento è indispensabile ad esempio quando dobbiamo slacciare i pedali e mettere giù a terra lo stesso piede, altrimenti si cade. Ovviamente il pericolo di cadute e incidenti è maggiore sulle strade più trafficate, in città , ai semafori e alle rotatorie. Ma io ho una fiducia assoluta nel mio partner. Anzi, Le dirò che se stiamo gareggiando non ci parliamo proprio e pensiamo solo a spingere sui pedali.”

Ma il suo compagno non le parla del paesaggio che state attraversando?

“Certo, e quello che lui descrive io lo integro con i suoni, i rumori, gli odori, i profumi, le correnti d’aria e il vento. Cosa diversa poi è se il paesaggio l’ho già  percorso da vedente o se si tratta di un posto nuovo. Adesso è bello sentire il profumo della vendemmia nei campi!” Così come quando pedalava nello Jura, terra di grandi vini! “Certo (sorridendo) e i profumi erano diversi…”

A 58 anni Sebastiano da ipovedente è diventato non vedente. Da una condizione di autonomia a quella di dipendenza dagli altri. Come ha vissuto questo cambiamento? E’ diventato più facile fidarsi delle persone?

“Il passaggio dalla condizione di ipovedente a quella di non-vedente, nel mio caso, è stato graduale e, purtroppo, previsto. Sapevo che sarei diventato cieco e mi ero preparato. Avevo già  temprato il mio carattere. L’impatto non è stato così traumatico, per cui dovevo solo continuare a comportarmi come prima”.

Mi sento fortemente emozionato… perché il signor Sebastiano mi ha fatto vivere un’esperienza coinvolgente, umana, nonché professionale: si è reso disponibile per rispondere ad altre domande che abbiamo deciso di pubblicare nel prossimo numero di Sportivissimo!!! A presto! Dr. Angelo Pietropan

 

CENA AL BUIO: un’esperienza indimenticabile

Il gruppo sportivo non vedenti di Vicenza mi ha invitato ad una cena al buio.

Avevo già partecipato a questo evento anni fa, ma volevo riprovare questa esperienza così emozionante.

Noi ospiti siamo stati accolti gentilmente dai non vedenti, che si presentavano e porgevano un aperitivo. Poi  hanno spiegato come si sarebbe svolta la serata e ci hanno accompagnato, a piccoli gruppi, in un corridoio di compensazione situato fra la cucina e la sala da pranzo, oscurato da due tendoni, che venivano mossi in maniera da non far entrare alcuna luce in sala. Quindi siamo stati accompagnati, ognuno tenendo la mano sulla spalla dell’altro, in sala completamente buia, camminando lentamente e allungando la mano libera in cerca di ostacoli. La nostra guida-cameriere, Giovanna, ci ha  fatto sedere ad un tavolo riservato ai vegetariani, raccomandandoci di chiamarla in caso di necessità. Subito ti rendi conto di quanto difficile sia capire dove ti trovi, senza l’aiuto degli occhi: si cerca con le mani di localizzare il piatto, le posate, i bicchieri, le caraffe di acqua e vino, il tovagliolo, poi si cerca di capire a che distanza è il vicino, dove si trova mia moglie, si scambia qualche parola giusto per darsi un po’ di coraggio. Al buio è più difficile parlare, rivolgere  discorsi ad un interlocutore invisibile. Poi senti sfiorare le spalle da una mano leggera: è Giovanna che porta l’antipasto. Con le dita e il naso cerchi di scoprire di cosa si tratta: immagini che siano pezzetti di frittata (ma potrebbero essere tofu o soia o …. Chissà), avvicini alla bocca e mangi. Di tagliare a pezzetti neanche a parlarne: è difficilissimo. Per distinguere l’acqua dal vino annusi, poi avvicini il bicchiere alla caraffa e, aiutandoti con le dita, versi un po’ di liquido e bevi, temendo sempre di sporcare la tovaglia (come è successo a me). Sei sempre avvolto dal buio che non fa paura perché sai dove sei, senti voci e rumori, odori e profumi, tocchi gli oggetti per capirne la forma, esalti tutti i tuoi sensi, tranne la vista. Solo il quadrante fosforescente del mio orologio manda un segnale confuso alla mia retina, ma inutilmente, non serve, anzi dà fastidio.. Tengo gli occhi spalancati alla ricerca di uno stimolo luminoso che non verrà perché la sala è stata sigillata con cura e meticolosità; la luce, anche quella artificiale dall’esterno, penetra attraverso fessure che neanche ci immaginiamo. Poi lascio cadere le palpebre e chiudo gli occhi perché stanchi di stare aperti invano. In questa situazione sono i vedenti ad essere handicappati. I non vedenti si muovono  a loro agio. Il loro gruppo sportivo è particolarmente socievole e simpatico: fra una portata e l’altra, intervengono per raccontare la loro storia o per illustrare una avventura sportiva. Chi ha percorso cammini lunghi (Santiago di Compostela, Porto-Fatima), chi è andato in tandem a Roma, chi ha percorso la Vasaloppet in 11 ore (90km sci da fondo), chi recita una sua poesia, che insegna a non temere il buio e il vuoto, quando si decide di riempirli con sentimenti positivi. Interviene il presidente del gruppo, Sebastiano, che presenta la responsabile dell’Unione Italiana Ciechi di Vicenza (sig.ra Marina). Io mi sento sfiorare le spalle e penso sia Giovanna: era Sebastiano, che giocandomi  un tiro mancino, mi invitava  a parlare in qualità di oculista.

Alla fine della serata, dopo due ore di cecità, entra in sala una candela accesa: subito sembrava impossibile, strano, gli occhi erano “abbagliati” da una fiammella che ha fatto comprendere come erano disposti i tavoli e come era fatta  la sala. E pensare che noi siamo insoddisfatti se una lampadina ha 60watt invece che 100! Una candela restituisce la vista a chi già ce l’aveva, e magari non l’apprezzava fino in fondo. Non la restituisce, invece, a chi non l’ha mai avuta o a chi l’ha persa. Un applauso sorge spontaneo, in segno di  ringraziamento  e di stima verso chi ci ha fatto vivere quest’esperienza di umanità, di forza, di riflessione, di sfida verso noi stessi, di comprensione, di solidarietà. Usciamo all’esterno, illuminati dai lampioni, in un ambiente che ci rende uno diverso dall’altro, un ambiente costruito solo per i vedenti.

Dentro, prima, eravamo tutti uguali.

BINOMIO SPORT E VISTA

A tu per tu con la triatleta vicentina Martina Dogana

Nello sport tutto il corpo è impegnato per dare una prestazione soddisfacente, che sarà massima e prestigiosa in chi, come l’atleta che intervisterò, ha fatto dello sport la sua professione, mentre sarà limitata ma comunque salutare in chi, come il sottoscritto, si impegna a ributtare la pallina da tennis o a scendere con gli sci senza cadere, gustandosi il panorama. Scherzi a parte, lo sport fa bene a tutti, comunque lo si pratichi, purché ognuno abbia il senso dei propri limiti e soddisfi le proprie esigenze.

E nel praticare lo sport un ruolo fondamentale lo esercita la vista, che ci orienta nello spazio, ci fa calcolare le distanze, ci avvisa degli ostacoli, ci mostra l’obiettivo, ci fa vedere chi ci è davanti e chi ci sta dietro, mantiene l’equilibrio e la postura, percepisce il movimento, mette a fuoco nelle condizioni ambientali più disparate, etc.

Certo cosa diversa è mirare ad un obiettivo (ad esempio il tiro con l’arco) o correre tenendo d’occhio la pista o evitare un ostacolo. In ogni caso, è utile fare affidamento ad una buona vista!

Con enorme piacere ho avuto l’onore di fare due chiacchiere con Martina Dogana, triatleta italiana con un palmares che tutti invidiano, anche chi sportivo non lo è. Solare, entusiasta e con una grande passione per lo sport che rappresenta la sua ragione di vita! Atleta da 10 e lode ma, e lo diciamo con il sorriso, con un lieve difetto di vista che però non le impedisce di svolgere a livello professionistico la sua attività sportiva.

 

IL TUO DIFETTO DI VISTA MONOCULARE TI HA MAI CREATO PROBLEMI O SENSO DI INFERIORITÀ? Forse da piccolina, quando dovevo portare gli occhiali con una lente oscurata o una benda sull’occhio “sano” per cercare di recuperare…e un pò mi prendevano in giro!

HAI MAI AVUTO L’IMPRESSIONE CHE TI MANCASSE IL SENSO DELLA PROFONDITA’ O DELLA VISIONE IN RILIEVO? No, probabilmente perché non ho un difetto grave.

HAI MAI PENSATO AD UNA CORREZIONE CHIRURGICA? Non ancora, il mio oculista mi ha sempre consigliato di aspettare fino a che questo difetto non mi crei problemi o dolori, es. emicranie.

USI LENTI A CONTATTO? Mai, nonostante da un occhio mi manchino 2-3 diottrie.

TI È MAI CAPITATO DI AVERE UN PICCOLO TRAUMA O CONGIUNTIVITE ALL’OCCHIO BUONO, TALE DA FARTI USARE SOLO L’OCCHIO PIÙ DEBOLE? Sì, frequentando molto le piscine mi è successo, ma non mi ha mai causato forti problemi.

IN QUALE DISCIPLINA (CORSA, NUOTO, BIKE) TI HA CREATO PIÙ PROBLEMI? In nessuna. Forse in bici da strada dovrei provare ad usare una lente a contatto per una visione più precisa.

QUANDO NON GAREGGI, USI OCCHIALI? No. Finché andavo a scuola e studiavo all’Università usavo gli occhiali, anche per guardare la tv, ora non li uso mai (forse perché non studio più!!).

CONOSCI ATLETI CON DIFETTI DI VISTA PEGGIORI DEL TUO? COSA PENSI DEGLI ATLETI IPOVEDENTI? Conosco tanti atleti che portano gli occhiali e tanti che si sono fatti operare. Rispetto molto gli atleti ipovedenti che sono capaci di prestazioni di livello assoluto.

IN QUESTI ANNI L’OCCHIO DEBOLE HA RECUPERATO IL VISUS COME L’ALTRO? No, non ho recuperato al 100%. L’occhio è ancora miope.

NON PENSI CHE SE USASSI LA CORREZIONE SULL’OCCHIO DEBOLE POTRESTI MIGLIORARE LE TUE PERFORMANCE SPORTIVE? Lo sai Angelo, non ci ho mai pensato e devo dire che mi hai dato una bella idea, ci provo quanto prima!!!

L’incontro con Martina ci ha dimostrato come un difetto di vista, pur lieve, creava un certo imbarazzo ma non tale da impedire lo svolgimento di un’attività sportiva. Se però Martina avesse praticato un’attività lavorativa diversa (che includeva, ad esempio, l’uso continuo del pc) si sarebbe resa conto che usare gli occhiali avrebbe creato maggior comfort e minor stanchezza visiva. Non possiamo definire Martina una paziente modello!!! Il suo fisico superallenato e in ottima salute, la sua vita all’aria aperta e il suo carattere volitivo hanno, di fatto, superato il suo piccolo handicap visivo.

Mi permetto comunque di consigliare a Martina (e penso che anche il suo oculista sarebbe d’accordo) di riprendere l’uso degli occhiali quando è impegnata nella lettura o al pc o quando guida in situazioni di scarsa luminosità o quando si reca a teatro o a qualche conferenza con proiezione di diapositive. Starà sicuramente meglio, più riposata e pronta a nuovi traguardi sportivi.

 

 

Oggi vi parlo di Chirurgia REFRATTIVA: come essere indipendente dagli occhiali.

A Bassano si è tenuto recentemente un interessante convegno sulla CHIRURGIA REFRATTIVA, su quella parte dell’oculistica che si prefigge di correggere i difetti di vista in maniera diversa dall’uso degli occhiali. I vari relatori presenti hanno parlato di tutte le precauzioni e indagini da svolgere prima dell’intervento e delle differenze fra le varie tecniche operatorie, ve le elenco:

Tecnica operatoria PRK
  • la PRK, indicata per le miopie medie, consiste nell’asportazione di uno piccolo strato superficiale della cornea, in modo da alterare la sua curvatura, modificare il suo potere rifrattivo e quindi annullare il difetto iniziale

 

 

 

 

la LASIK, indicata per le miopie più elevate, consiste nel sollevamento di un lembo superficiale, nell’asportazione di uno strato profondo tramite laser e nel riposizionamento del lembo che va a ricoprire la zona asportata

 

 

 

 

Nuova tecnica operatoria FEMTOLASIK
  • la nuova tecnica FEMTOLASIK, efficace anche nell’ipermetropia e negli astigmatismi; si avvale del Femtolaser che permette di asportare lembi di  tessuto corneale dall’interno stesso della cornea e ridisegna la geometria corneale in base ai vizi presenti; è inoltre un laser freddo ultrarosso, rapidissimo (1 femto = 1 milionesimo di miliardesimo di secondo), non brucia ma provoca micro bolle

 

 

 

Qualche parola in più la dedico a quest’ultima tecnica FEMTOLASIK: diminuisce fortemente l’inconveniente della scarsa lacrimazione provocata dagli altri 2 interventi, può correggere l’astigmatismo, ed è più definitiva. E’ chiamata anche SMILE, acronimo azzeccato per Small Incision Lenticular Extractive.

Il Femto permette inoltre di correggere alcuni difetti molto gravi sostituendo il cristallino con una lente intraoculare che pareggia il difetto visivo; esistono anche interventi di posizionamento di una lente intraoculare fachica davanti al cristallino.

Non solo, consente anche di operare le cataratte congenite, quelle cioè presenti alla nascita o quelle che, in seguito a traumi, colpiscono i bambini.

 

 

  • Infine si è parlato di una tecnica molto in voga negli USA, che consiste nel rendere un po’ miope un occhio in modo da fargli vedere per vicino senza occhiale, e di mantenere normale l’occhio migliore, per vedere da lontano. Fra i 2 occhi, però, non deve esserci una eccessiva differenza di diottrie.

 

COSA ACCADRA’ IN FUTURO?

Fra qualche anno sarà possibile modellare la superficie corneale in modo da  permettere una visione discreta a tutte le distanze.

L’obiettivo della chirurgia refrattiva non è quello di promettere 10/10 senza occhiali, ma di permettere l’indipendenza dagli occhiali. Ad esempio, si possono ottenere 7-8/10 che sono compatibili con la guida e con l’attività lavorativa.

Inquinamento e siccità: condizioni pessime per l’occhio umano

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Noi viviamo ai margini di una delle aree più inquinate d’Europa, la pianura padana, e siamo da pochi giorni usciti da un lungo periodo di siccità e di gran freddo. La scarsità di piogge, l’assenza di venti importanti e il gelo peggiorano la qualità dell’aria che respiriamo e che viene a contatto con la nostra pelle e i nostri occhi. Quando andiamo in giro tutti imbacuccati, coperti da giacche a vento, guanti, sciarpe, berretti, l’unica parte del corpo che rimane esposta sono gli occhi.

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Gli agenti inquinanti, contenenti zolfo, carbonio, piombo, azoto, ozono, prodotti dagli scarichi industriali e delle auto e dalle nostre caldaie danneggiano l’apparato respiratorio e irritano fortemente gli occhi, che si difendono sbattendo spesso le palpebre e lacrimando per pulire cornea e congiuntiva. In questi casi è utile proteggersi con gli occhiali (da vista o da sole), mettere lacrime artificiali, mangiare molte carote e in genere tutte le verdure e la frutta, ricche di vitamina A, un antiossidante che combatte i prodotti di scarto del metabolismo. Inoltre la vitamina A (presente peraltro in molti alimenti anche di derivazione animale) aiuta a vedere meglio in condizioni di scarsa luminosità (al tramonto, di notte, in ambienti poco illuminati) perchè un suo derivato è presente nei coni e nei bastoncelli della retina e dà inizio alla cascata di reazioni chimiche che si traducono in impulsi nervosi, che vanno alla corteccia occipitale e ci danno l’immagine visiva.

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A tal proposito si narra che gli aviatori inglesi, durante la II° guerra mondiale, riuscivano ad abbattere molti aerei tedeschi perchè mangiavano carote e mirtilli e così vedevano meglio al buio. In realtà disponevano dei primi radar, ma è fuor di dubbio che la vitamina A aumenta le performance visive notturne. Se si esagera, però, può provocare un ingiallimento della pelle, vomito e cefalea.

Occhio nero: cause e conseguenze

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un occhio che ha subito un trauma contusivo.

 Si è formato un ematoma che si espanso a cerchio sopra e sotto, lungo le palpebre superiore e inferiore e alla radice del naso. Si tratta di una zona particolarmente ricca di vasi sanguigni e il tessuto perioculare è molto elastico, mobile e si lascia infiltrare dal sangue che forma, appunto, un cerchio nero, caldo, dolente, che poi diventa blu, viola, giallo-verde (è il pigmento ferroso dell’emoglobina che si trasforma).

 

 

Tempi di guarigione e conseguenze

Si risolve da sé in una-due settimane e richiede solo pazienza e qualche impacco freddo. L’occhio non ha conseguenze negative se il trauma ha colpito lo zigomo o il sopracciglio (che però sono dolenti). Se invece il trauma colpisce direttamente il bulbo oculare, può provocare danni alla cornea, all’iride, alla retina e può dare anche un’emorragia interna, molto più pericolosa di quella esterna. In questi casi il paziente accusa dolore, rossore e forte diminuzione della vista e bisogna al più presto consultare uno specialista o recarsi in un pronto soccorso oculistico. Il trauma può essere un pugno, o l’urto contro uno stipite o un mobile (attenzione a quando ci si alza di notte al buio) o l’impatto con un oggetto mobile (qualche mese fa è venuto da me una persona colpita dalla pallina da hockey), oppure esito di un atto di violenza, spesso in ambito familiare. Uno degli eventi più disastrosi è quello provocato dagli elastici che si usano (una volta succedeva più spesso) per fissare i bagagli sopra il tetto dell’auto. A volte può trattarsi di una pallina da tennis, più morbida ma non meno pericolosa.

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A tal riguardo, il paziente della foto con l’occhio nero non si è opposto alla violazione della privacy e ha concesso di mostrare il viso intero: trattasi di un appassionato di tennis, ahimè troppo combattivo in considerazione della sua matura età.

 

P.S. La moglie ha minacciato di fargli nero l’altro occhio, se non si fosse dato una calmata!

 

Torcicollo oculare: spesso la causa va ricercata in un difetto della vista

convegno 12 novembre schio

Oggi prendo spunto dal mio ultimo intervento di sabato 12 novembre presso il Campusalute di Schio per parlarvi di un argomento particolare, il TORCICOLLO OCULARE.

Sapete cosa significa la parola TORCICOLLO?

E’ un atteggiamento viziato del capo-collo dovuto a cause vertebrali-cervicali o a problemi neurologici-muscolari (contrazione dello sternocleidomastoideo) o oto-vestibolari (vertigini, nistagmo, sordità)o anche a problemi della masticazione (malocclusione) o della stazione eretta (postura, piedi, scoliosi).

scolaroIn certi casi, come in questa foto del bambino sul banco di scuola, la posizione sbagliata del dorso e della testa sono dovute al fatto che lo scolaro impugna in modo errato la penna e deve contorcersi per vedere cosa scrive. Insegnamo innanzitutto ai nostri figli/nipoti a mettersi bene sul tavolo da studio, a tenere la penna correttamente, a giocare meno con i tablet (testa sempre china in avanti) e a leggere di più. Quante volte vedo bambini che leggono male, nonostante non abbiano difetti di vista, ma solo perchè non sono abituati a farlo!

6-teste

In alcuni casi, però, ed è l’argomento da me trattato al convegno sabato 12 novembre a Schio, la causa sta in un difetto della vista. La postura del corpo dipende dalla colonna vertebrale, dai piedi, dall’organo dell’equilibrio, dalla masticazione ma soprattutto dalla vista. Provate a mettervi in piedi ad occhi aperti o poi ad occhi chiusi: vi sentirete subito oscillare, meno sicuri di stare dritti, tenderete a muovere i piedi, solo perché è venuto meno l’orientamento dato dagli occhi. Se c’è un difetto visivo ci può essere una posizione anomala del capo nel tentativo di correggere questo difetto. Ciò succede se la correzione dell’occhiale non è giusta o se l’occhiale non è stato montato bene(lenti non centrate). Oppure se c’è un malfunzionameto di uno o più muscoli deputati ai movimenti degli occhi, per cui la testa si mette in una posizione tale da consentire una minima visione binoculare o da eliminare la presenza di una visione doppia. Oppure se un occhio vede meno: in tal caso la testa si gira per aumentare il campo visivo dell’occhio migliore.

Allora la testa ruota a destra o a sinistra, o si piega in avanti o indietro o si inclina su una spalla.

In definitiva, se ci accorgiamo che il piccolo tende ad assumere una posizione viziata della testa, sia in piedi che sul banco di scuola, facciamolo controllare dall’oculista, ma non dimentichiamo anche l’ortopedico o il dentista.