Io mi sono vaccinato al covid-19

Io mi sono vaccinato al covid-19 perché voglio che il virus sia debellato e perché voglio che la crisi economica finisca.
Ma soprattutto perché voglio tornare alla vita normale.
Troppe persone si sono ammalate o hanno perso la vita, troppe persone hanno perso il lavoro o hanno visto compromessa la loro attività, troppi studenti hanno assistito all’evaporazione di un intero anno scolastico, troppa cultura è stata sacrificata, troppa libertà è stata imprigionata, troppa umanità nelle relazioni interpersonali è stata proibita.
Dovremo continuare per un periodo di tempo (più o meno lungo a seconda della percentuale di vaccinati) con mascherina, distanziamento, igiene delle mani, e alla fine vinceremo.
P.S. se non vogliamo che un’altra epidemia si presenti nei prossimi anni, sarà meglio cominciare a rispettare di più l’ambiente e a non sprecare le risorse. I virus amano vivere da parassiti negli ambienti inquinati, dove vige lo smog, dove è alto il rischio di dissesti idrogeologici, dove la temperatura aumenta, dove il mare è coperto da plastica, dove le sostanze tossiche che noi produciamo ci avvelenano lentamente, dove gli allevamenti intensivi di bestiame producono troppo azoto e anidride carbonica.
L’uomo è sicuramente la specie animale più intelligente vivente sulla Terra, ma non è la più forte e resistente.
Il Covid ci ha insegnato che siamo superbi e fragili.
Dopo un secolo, il ventesimo, di progresso velocissimo in tutti i settori, sarebbe da stupidi tornare indietro.

Finalmente una bella notizia…..dietro alla quale sta un progresso medico eccezionale

Ci riempie il cuore leggere notizie come questa pubblicata dal Giornale di Vicenza a pochi giorni dal Capodanno.

VI PARLO DI CATARATTA CONGENITA

Nel secolo scorso era difficile decidere di operare di cataratta un neonato, perché non si era certi del successo dell’operazione. Ora, con le nuove tecniche operatorie, è più fattibile, anche se è ancora complicato e per nulla semplice. Noi siamo abituati a considerare l’intervento di cataratta come una banale routine, come un piccolo intervento ambulatoriale, senza ricovero (40 anni fa il paziente stava a letto per 5 giorni). In realtà, l’intervento è fatto da una serie di passaggi molto precisi, eseguiti al microscopio, che vanno a buon fine per la bravura dell’operatore, dei suoi assistenti e anche del paziente. Tuttavia l’operazione su un adulto può essere rinviata, non è urgente, perché comunque non si compromette il recupero visivo se si aspetta un po’. L’occhio adulto, infatti, ha raggiunto la sua maturità e la mantiene, anche se la cataratta gli impedisce di vedere.

Cosa diversa è l’occhio del neonato, che deve imparare a vedere; ma se la visione è ostacolata da una cataratta, la retina non viene stimolata dalla luce e dalle immagini e rimane cieco. Ecco quindi la necessità di intervenire presto, per rimuovere l’ostacolo cataratta e per permettere ai raggi visivi di stimolare la retina. Tolto il cristallino opaco, bisogna correggere il difetto che rimane (una dozzina di diottrie) mediante lente a contatto o mediante inserimento di un cristallino artificiale, che però dovrà essere sostituito periodicamente perché l’occhio cresce, aumenta le sue dimensioni e quindi varia la quantità delle diottrie.

L’intervento quindi che è stato eseguito a Vicenza è solo il primo passo di un percorso lungo, che si propone di monitorare per anni l’evoluzione dell’occhio operato, che ha una visione meno nitida dell’occhio sano. Nell’adulto, invece, si eseguono alcuni controlli nel primo mese post-intervento, e poi solo se intervengono cambiamenti.

Le cause più frequenti  che provocano la cataratta congenita sono la rosolia, contratta dalla madre in gravidanza (per fortuna le ragazze vengono vaccinate), o altre malattie in gravidanza (farmaci, raggi X, scompensi diabetici), oppure anomalie genetiche (Down) o la prematurità. La cataratta può essere unilaterale (e quindi l’occhio colpito può diventare strabico)o bilaterale. Al centro della pupilla nera può evidenziarsi un riflesso bianco (leucocoria), visibile alla luce diurna o di una lampadina. Nel caso di una fotografia fatta col flash, l’occhio ammalato non ha un riflesso rosso normale, ma scuro. Se tutti e due gli occhi sono affetti, essi possono avere movimenti rapidi, chiamati nistagmo. Da tutto quanto si è detto, appare evidente che è fondamentale la diagnosi precoce: prima si interviene, migliore sarà il recupero visivo.

Chi di voi porta le lenti a contatto?

In questo periodo meglio indossare gli occhiali. Vi spiego perché.

Il mio consiglio: meglio evitare le lenti a contatto per un po’.

Gli occhi e in particolare la congiuntiva sono la diretta porta di ingresso per il coronavirus che viene poi trascinato tramite le vie di deflusso delle lacrime all’interno del naso e della gola. Come ci spiega il Presidente della Società Oftalmologica Italiana il dottor Matteo Piovella, il virus è trasmesso principalmente con modalità aerosol dalle goccioline della saliva e contagia le vie respiratorie ma soprattutto e direttamente la mucosa congiuntivale. La congiuntivite virale inoltre è un sintomo precoce della malattia. In pratica gli occhi possono essere la porta d’ingresso di virus e batteri nell’organismo.

Siccome il meccanismo di infezione delle congiuntive è lo stesso in molte malattie o congiuntiviti, gravi o meno gravi, vi consiglio in maniera molto rigorosa di non toccarvi gli occhi con le mani prima di averle lavate e di lavarle spesso.

Il comportamento di questo nuovo virus ci ricorda quanto sia importante avere una cura degli occhi e quanta differenza possono fare poche semplici misure di precauzione.

Inoltre vi consiglio di rinunciare all’utilizzo delle lenti a contatto durante questo particolare periodo o di limitarlo; se non altro ad impiegare quelle monouso. Utilizzare le lenti a contatto significa infatti portare le dita gli occhi più volte nel corso della giornata, il che aumenta il rischio di infezione mentre gli occhiali offrono un livello di protezione dalle goccioline di aerosol che si trovano nell’aria e potrebbero depositarsi sulla superficie dell’occhio.

Gli “occhi sinceri e autoironici” di Woody Allen

“Mio Dio, come sei bella! Bisognerebbe tutti diventare ciechi per un po’ per apprezzare la bellezza”. E’ questa la frase finale del film Hollywood Ending di Woody Allen, dove un regista viene colpito da cecità isterica, psicogena, e finge di dirigere un film. Riconquistata la donna amata, ritorna a vedere e si accorge di aver girato scene strampalate, stroncate pienamente dalla critica americana. La critica europea invece esalta e premia il film, proprio come succede con le opere di Allen. Per inciso, la stessa cosa successe in un film muto di Buster Keaton, dove una scimmia sostituì il regista e ottenne il successo. L’importante quindi è girare scene di verità, con occhi sinceri e autoironici. E se gli occhi non funzionano, la realtà viene apprezzata con altri sensi. E quando gli occhi tornano a funzionare, la realtà appare più bella di prima (non solo la donna amata, ma anche Central Park).
In un’altra opera, stavolta letteraria e di ben altro spessore, ”Cecità” di Saramago, l’umanità viene colpita da un’epidemia di cecità, anche in questo caso fortunatamente transitoria, che svela alcuni pericoli cui può andare incontro il genere umano, se prevale l’indifferenza, il voler non-vedere, e viene meno la solidarietà.
“Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che, pur vedendo, non vedono”
È’ questa l’amara riflessione della protagonista. Vedere e guardare non sono la stessa cosa: guardare è vedere con occhio critico, razionale, estetico, etico.

Non vediamo più la Via Lattea!!!!!

Lo sapete che per italiani su la Via Lattea è ormai solo un bel ricordo? Lo dicono le statistiche e la causa va attribuita all’ che sta facendo sparire la visione del cielo. Ho letto addirittura che in aperta campagna nella Pianura Padana la luce artificiale ha reso il cielo fino a 6 volte più chiaro. Certo, è un deterrente alla criminalità ma noi così possiamo apprezzare sempre meno il nostro meraviglioso cielo stellato!

Lavoriamo in sicurezza

Per proteggere la salute di tutti e agire nel rispetto delle norme ministeriali, ho realizzato un elenco con alcune norme e consigli di comportamento da tenere nel mio studio oculistico, ricordandovi che visito solo SU APPUNTAMENTO previa telefonata al 335 1007617. Ricordo che lo studio viene igienizzato costantemente e che gli appuntamenti vengono presi distanziati tra loro per evitare affollamenti in sala d’attesa.

  1. Il virus odia l’igiene pertanto lavatevi spesso le mani
  2. Mantenete la distanza di sicurezza di almeno 1 metro
  3. Indossate mascherina e guanti durante tutta la permanenza in ambulatorio
  4. Il virus non si vede, evitate quindi di toccare le superfici
  5. Evitate di toccarvi naso, bocca e occhi
  6. Potete entrare se indossate mascherina e guanti e se non avete avuto sintomi simil-influenzali negli ultimi 15 giorni

Al Proti per fare prevenzione in occasione della Giornata Mondiale della Vista

Ieri 10 ottobre è stata la GIORNATA MONDIALE della VISTA! Dalle 9:30 alle 17 all’Istituto PROTI di Vicenza ho effettuato visite oculistiche gratuite perché il mio obiettivo e di tutti coloro che insieme a me celebrano questa importante giornata, è sensibilizzare sul tema PREVENZIONE della cecità.
La vista è un bene prezioso, un enorme patrimonio che ereditiamo e dobbiamo preservare sin da piccoli L’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità-IAPB Italia onlus offre corretta informazione sulla prevenzione di disturbi e malattie degli occhi e consiglia di sottoporsi a controlli oculistici periodici per la diagnosi precoce, la cura tempestiva delle malattie oculari e l’accesso alla riabilitazione visiva.

Dal Giornale di Vicenza

QUANDO FARE PREVENZIONE? La prevenzione non ha età: è un dovere per tutti. È importante la visita oculistica alla nascita, entro i tre anni di vita e nei passaggi dei cicli scolastici. Da adulti la visita oculistica periodica va fatta in relazione al tipo di attività svolta e alle condizioni oculari individuali, su indicazione dello specialista. Dopo i 40 anni, quando generalmente insorge la presbiopia (difficoltà a vedere da vicino) è ideale rivolgersi all’oculista ogni due anni e dopo i 65 annualmente.
SE PRATICO SPORT QUALI ACCORTEZZE DEVO AVERE? L’esercizio fisico regolare è un mezzo di prevenzione. Anche la vista ne trae un notevole beneficio, soprattutto se eseguito all’aperto. Massima attenzione per quegli sport che presuppongono un contatto fisico. In caso di trauma all’occhio, è sempre importante rivolgersi subito a un oculista, anche in assenza di dolore acuto.
LA TECNOLOGIA E’ D’AIUTO? Sì, senza dubbio. Oggi disponiamo di lenti correttive molto più sofisticate che in passato e le tecnologie ottiche hanno fatto passi da gigante. Su prescrizione di un oculista si può far ricorso a occhiali oppure a lenti a contatto. In questo caso è fondamentale il rispetto delle corrette norme igieniche: non protrarre i tempi di applicazione delle lenti a contatto, massima pulizia delle mani nel toglierle e metterle, corretta manutenzione, non utilizzare mai l’acqua corrente per lavarle, toglierle immediatamente in caso di fastidi o arrossamenti.
L’uso prolungato degli schermi di cellulari, tablet e computer, di per sé non provoca danni oculari, ma può affaticare la vista. Pertanto è buona norma fare delle pause regolari (in ambienti di lavoro la legge prescrive quindici minuti ogni due ore), limitare i riflessi sullo schermo, evitare di leggere controluce, filtrare la luce blu.
DOVE POSSO TROVARE INFORMAZIONI ATTENDIBILI?
Raccogliere informazioni sul web può aiutare a farsi un’idea, ma le informazioni reperite su internet vanno sempre vagliate con attenzione, perché possono essere imprecise, fuorvianti o errate. Le autodiagnosi devono essere evitate. Solo uno specialista potrà fare una diagnosi precisa.

La Giornata mondiale della vista, promossa insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il 10 ottobre 2019, rappresenta un momento ideale per affermare l’importanza della vista. Con le esigenze della vita moderna si ha un “carico” importante a livello visivo sin da piccoli. L’occhio umano è programmato per natura a guardare da lontano; da vicino, invece, deve mettere a fuoco e, quindi, il rischio d’affaticamento visivo è maggiore. Oggi la maggior parte delle attività lavorative e di studio avvengono da vicino e in ambienti chiusi. Ciò comporta la necessità sia di una precisa correzione di eventuali difetti visivi, sia di mettere in atto delle norme di “igiene oculare” come fare frequenti pause, controllare i fattori ambientali (specialmente un’illuminazione appropriata), mantenere una postura corretta e trascorrere del tempo all’aria aperta.

Mi piace ricordare così Andrea Camilleri

Mi piace ricordare Andrea Camilleri, spentosi da poco, autore di una mirabile “Conversazione su Tiresia”.

Lo scrittore era diventato cieco, a causa di una grave maculopatia bilaterale, e si inventò di paragonarsi a Tiresia, personaggio della mitologia greca, colpevole di aver visto Atena nuda e perciò punito con la cecità. La dea successivamente, pentitasi del danno arrecato, compensò Tiresia con il dono della preveggenza.

Che geniali sono stati i Greci: ci hanno lasciato in dono il fondamento della convivenza civile nel mondo occidentale e anche una ricca mitologia, piena di fantasia, di significati psicologici. Io sono convinto che i Greci non credevano veramente nelle loro divinità, ma si divertivano a inventarle, a usarle come personaggi teatrali, come testimoni di storie da tramandare e da insegnare, come esempi di umanità con tutti i suoi pregi e difetti.

Camilleri, profondo conoscitore della cultura greca, si immagina come un Tiresia cieco, che vive per sette generazioni, e che può conversare con pensatori e scrittori di ogni tempo. Che fantasia, che bravura, che semplicità nell’affrontare temi spirituali al cospetto di un pubblico vario. E che meravigliosa capacità di parlare, di scandire un italiano fluente, di usare parole semplici per esprimere concetti profondi. E che forza nell’affrontare la cecità, che volontà di andare avanti, di non lasciarsi frenare, di continuare a insegnare. Grazie maestro per il tuo esempio di vita.

“Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi. L’invenzione più felice è stata quella di un commissario conosciuto ormai nel mondo intero. Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità e solo venendo qui posso intuirla, solo su queste pietre eterne.” 
Andrea Camilleri